Giardino Seghetti Panichi a Castel di Lama

Una quindicina di anni fa sono andata a trovare l’amica Giulia Pignatelli in quel di Castel di Lama non lontano da Ascoli Piceno. Una enorme casa, quasi una fortezza, con una deliziosa cappella tardo gotica che anticamente formavano un convento di suore arroccato su d’un cucuzzolo con una superba vista sul Tanaro.
Il giardino era tutto inselvatichito ma vi troneggiavano a mezzogiorno, lungo il viale, gigantesche Chamerops excelsa e dietro la casa faggi centenari.
Ho passato alcuni inverni a Bordighera per preparare un libro sui giardini della Riviera di Ponente, studiando i giardini di Winter e in particolare il giardino Hamburiy alla Mortola; l’insieme del giardino di Castel di Lama anche se trasandato, aveva un aspetto familiare e la sua datazione (1895) corrispondeva a quella dei giardini che stavo studiando così come le palme che erano le stesse usate da Winter.
Alzatami all’alba per non morire di caldo e con un pik dal manico fasciato per non massacrarmi le mani, ho cominciato a scavare ai lati del violone d’ingresso e come pensavo sono apparse le tipiche canalette in mattoni ritti . Seguendo le loro tracce ho riscoperto i vari vialetti che erano diventati prato, le tipiche scalette, una fontana d’acqua e tutto il consueto apparato. Ho coperto i tronchi delle palme segnati dal tempo con profumati gelsomini bianchi e rose antiche, ho eliminato una riga di tigli sul fianco della casa sostituendoli con le palme nate spontanee e ricostruito le varie aiuole sempre eliminando quanto dava fastidio.
Mi sono presa due libertà: ho creato una fila di archi in ferro rivestiti di rose rifiorenti perenni per dividere la parte a bosco dal giardino e ho circondato la vasca con azzurri agapantus. Ho creato nella parte soleggiata aiuole a terrazza per le erbe odorose per la cucina e agrumi, zagare e alberi da frutto selvatici. In cinque anni il giardino è diventato una meraviglia.